Nell’era delle liberalizzazioni degli orari e delle attività economiche, a tenere banco è la diatriba tra il diritto al riposo notturno e le necessità delle imprese di ristorazione e intrattenimento, che si trovano spesso su posizioni difficilmente conciliabili.
A Bologna, nella nota battaglia giudiziaria davanti al T.A.R. contro i dehors, l’hanno spuntata i residenti di via Petroni. Con la sentenza n. 118, depositata in data 9 febbraio 2015, il Collegio emiliano ha dato prevalenza alle esigenze del riposo, a scapito di chi invece ha scelto le ore notturne per lavorare o divertirsi.
La polemica intorno al rumore nelle zone dei centri storici infuria da sempre in tutte le città italiane, con punte di vero e proprio allarme sociale soprattutto nei luoghi più vocati ad ospitare la movida. A Bologna, è in particolare in via Petroni, in via del Pratello e un po’ in tutta la zona universitaria che lo scontro tra residenti e operatori ha assunto toni spesso drammatici. E così, si sono costituite associazioni di residenti che hanno chiamato in causa gli interessati e l’Amministrazione a colpi di carta bollata.
Nell’era delle liberalizzazioni degli orari e delle attività economiche, a tenere banco è la diatriba tra il diritto al riposo notturno e le necessità delle imprese di ristorazione e intrattenimento, che si trovano spesso su posizioni difficilmente conciliabili.
A Bologna, nella nota battaglia giudiziaria davanti al T.A.R. contro i dehors, l’hanno spuntata i residenti di via Petroni. Con la sentenza n. 118, depositata in data 9 febbraio 2015, il Collegio emiliano ha dato prevalenza alle esigenze del riposo, a scapito di chi invece ha scelto le ore notturne per lavorare o divertirsi.
La polemica intorno al rumore nelle zone dei centri storici infuria da sempre in tutte le città italiane, con punte di vero e proprio allarme sociale soprattutto nei luoghi più vocati ad ospitare la movida. A Bologna, è in particolare in via Petroni, in via del Pratello e un po’ in tutta la zona universitaria che lo scontro tra residenti e operatori ha assunto toni spesso drammatici. E così, si sono costituite associazioni di residenti che hanno chiamato in causa gli interessati e l’Amministrazione a colpi di carta bollata.
Nel 2013, il Comune ha messo mano all’intricata materia agendo sulla leva degli orari, e con un’ordinanza contingibile e urgente ha fissato all’una di notte l’orario di chiusura dell’attività. Il Comune adottò questo atto dopo che dai rilievi di ARPA emerse un netto superamento dei limiti di esposizione al rumore. Contro l’ordinanza, ritenuta troppo limitativa, insorsero gli operatori delle zona, con un ricorso davanti al T.A.R. l giudici hanno però considerato legittimo e adeguato l’impianto regolatorio, e gli operatori non hanno potuto fare altro che prenderne atto. Fatta chiarezza sulla legittimità del provvedimento, gli abitanti di via del Pratello hanno chiesto di estenderne gli effetti anche alla loro zona.
Nell’ultimo atto di questa tormentata vicenda, i cittadini sono insorti contro l’autorizzazione di cinque dehors in via Petroni, e il Collegio ha accolto il ricorso ritenendo oggettivamente carente la motivazione alla base dei provvedimenti concessori, in quanto non è stato considerato il parere negativo espresso dal Quartiere. Vocazione residenziale della strada e scarsità di parcheggi le argomentazioni sollevate nel parere, che ha insistito inoltre sulla conformazione della strada con riferimento ai portici, che amplificano i rumori esterni provenienti dai passanti e soprattutto dagli avventori dei numerosi esercizi pubblici di somministrazione di alimenti e bevande.
A sostegno, il Comune aveva argomentato con riferimento ad un progetto di riqualificazione della strada interessata, che però i giudici non hanno ritenuto sufficiente a giustificare i rilievi espressi in senso contrario dal Quartiere e non considerati dall’istruttoria comunale, se non altro per la gravità delle problematiche di vivibilità e impatto acustico. Peraltro, il progetto di riqualificazione risultava arenatosi da tempo a causa delle dimissioni del “Garante della partecipazione”, figura ritenuta essenziale per la corretta prosecuzione del progetto.
E’ ormai noto che il principio della libertà di apertura senza limiti o contingenti non è assoluto, ma può incontrare un’eccezione nelle esigenze di tutela di altri interessi generali, come la vivibilità, l’ambiente, la salute, anch’essi costituzionalmente tutelati al pari della libertà di iniziativa imprenditoriale.
Nei tempi più recenti, stiamo assistendo ad una sempre maggiore presa di coscienza, da parte di certa giurisprudenza amministrativa, circa l’importanza di salvaguardare i nuclei storici delle città dal pericolo di una “commercializzazione esasperata” (Consiglio di Stato, Sent. n. 3802 del 2014), in grado di minacciare i delicati equilibri alla base di una sempre più difficile convivenza tra vocazioni diverse.
Anche la Corte costituzionale ha avuto modo di prendere posizione sull’argomento. Con la Sentenza n. 299/2013 ha ricordato che “La liberalizzazione dell’orario degli esercizi commerciali così come delle giornate di apertura, tuttavia, non determina alcuna deroga rispetto agli obblighi e alle prescrizioni cui tali esercizi sono tenuti in base alla legislazione posta a tutela di altri interessi costituzionalmente rilevanti quali l’ambiente, l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza, la salute e la quiete pubblica”. Rimangono pertanto i sindaci i garanti del funambolico equilibrio tra le esigenze di vivibilità dei centri storici e le istanze di sviluppo economico delle attività in essi insediate. (Michele Deodati)
