Di pari passo con l’approvazione del recentissimo decreto-legge 24 giugno 2014 n. 90, che ha fissato la tabella di marcia per attuare l’Agenda della semplificazione, la Conferenza Unificata ha già pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo dell’accordo concluso nella seduta dello scorso 12 giugno tra Stato, Regioni ed Enti Locali in merito all’adozione della modulistica unificata e standardizzata per la presentazione del Premesso di costruire e della Scia edilizia.

Tuttavia, siamo ancora ben lontani dal disporre di un’unica modulistica per tutto il territorio nazionale: il decreto n. 90 tiene ferma la normativa regionale e l’accordo specifica che “le Regioni, ove necessario, adeguano in relazione alle specifiche normative regionali i contenuti dei quadri informativi e dei moduli semplificati ed unificati (…) utilizzando i quadri e le informazioni individuati come variabili”.

Di pari passo con l’approvazione del recentissimo decreto-legge 24 giugno 2014 n. 90, che ha fissato la tabella di marcia per attuare l’Agenda della semplificazione, la Conferenza Unificata ha già pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo dell’accordo concluso nella seduta dello scorso 12 giugno tra Stato, Regioni ed Enti Locali in merito all’adozione della modulistica unificata e standardizzata per la presentazione del Premesso di costruire e della Scia edilizia.

Tuttavia, siamo ancora ben lontani dal disporre di un’unica modulistica per tutto il territorio nazionale: il decreto n. 90 tiene ferma la normativa regionale e l’accordo specifica che “le Regioni, ove necessario, adeguano in relazione alle specifiche normative regionali i contenuti dei quadri informativi e dei moduli semplificati ed unificati (…) utilizzando i quadri e le informazioni individuati come variabili”.

Dunque, fare impresa continuerà ad essere diverso da un territorio all’altro, ma almeno a livello regionale potranno dirsi finalmente superate le infinitesimali frammentazioni che caratterizzano il nostro sistema autorizzatorio, con moduli e adempimenti spesso diversi da Comune a Comune. Per le Regioni non sarà però possibile stravolgere i modelli statali, se non per le parti già indicate come variabili. Inoltre, l’accordo si rivolge direttamente ai Comuni, invitandoli ad adeguare la propria modulistica e affinché provvedano alla massima diffusione dei modelli unici. Non si tratta di un mero rinvio di stile, in quanto è cosa nota che il vero banco di prova delle semplificazioni risiede nella capacità di penetrazione all’interno delle pieghe della burocrazia regionale e comunale.

Spetterà alla responsabilità ultima degli Sportelli Unici (SUAP e SUE) saper gestire e attuare il delicato processo di transizione dalla vecchia modulisitica ai nuovi modelli standard unificati.

Dopo tanti anni di annunci e riforme mancate, i tempi sembrano ormai maturi per raggiungere l’obiettivo di unificare almeno a livello regionale le modalità di presentazione delle pratiche.

È ovvio che abbandonare tante modulistiche concepite nell’era della frammentazione per adottarne una sola frutto di esigenze di unità, semplificazione e razionalità, non rappresenta soltanto un passaggio nominalistico o formale. Spesso, dietro ad un modulo o ad una prassi si annidano le più fantasiose e astruse logiche garantiste, difficilmente giustificabili alla luce del quadro normativo di rango primario. Utilizzare un modello unico non modificabile che indichi il numero chiuso degli allegati e delle integrazioni che possono essere richieste, significa indubbiamente fare un passo avanti nella direzione della certezza e dello snellimento delle procedure, segnando un punto a favore di un rapporto PA-imprese ad armi pari.

Va ricordato inoltre che i moduli standard possono sviluppare tutto il loro potenziale solo se ad ospitarli è un sistema telematico. Basta un rapido esame dei modelli stessi, costituiti da diverse decine di pagine ciascuno, per rendersi subito conto che se i Comuni si limitassero a pubblicare sui propri siti internet i documenti approvati dalla conferenza in formato .pdf, .rtf, .odt, ecc., così come si presentano, allora il risultato di tutto questo lavoro sarebbe l’ennesimo, magistrale esempio di semplificazione complicata. In assenza di una modulistica standard, ogni Comune ha confezionato in autonomia un modello di istanza di Pdc o di Scia “a proprio uso e consumo”, omettendo di inserire determinate condizioni o particolari procedure, magari perché ritenute poco frequenti o estranee al proprio contesto territoriale. Per contro, una modulistica unificata, per dirsi tale, deve assolvere ad inevitabili esigenze di completezza ed esaustività, comprendendo tutte le casistiche ipoteticamente possibili. Ciò comporta una lievitazione dei contenuti del modello, che può arrivare a superare le quaranta pagine formato A4, allegati esclusi.

L’unica via di uscita è rappresentata dall’uso di sistemi telematici basati sul principio dell’invio di moduli “dinamici” compilati attraverso alberature che facilitino l’utente nella selezione di ciò che lo interessa, con lo scopo di ottenere un modello “su misura” che contenga solo le informazioni relative all’intervento da realizzare. (Michele Deodati)