Tra le questioni sollevate nella lettera che il Governo Renzi ha pubblicato il 30 aprile scorso aprendo la consultazione sulle proposte di riforma della Pubblica Amministrazione due riguardano l’ordinamento delle Camere di Commercio ed il funzionamento del Servizio statistico nazionale, questioni che meritano di essere oggetto di approfondimento.
Le Camere di Commercio sono enti di diritto pubblico di carattere economico che svolgono attualmente in sostanza le seguenti funzioni:
a) Informazione economica ( con la tenuta del Registro delle imprese ed il Registro dei protesti cambiari e con analisi di carattere congiunturale svolte dai loro Uffici Studi;
b) Promozione economica e marketing territoriale, sia in Italia che all’estero;
c) Partecipazione a società di gestione di infrastrutture ( quali aeroporti, interporti, ecc.) e di enti fieristici:
d) Partecipazione al Servizio statistico nazionale tramite gli Uffici Provinciali di Statistica, strettamente collegati all’Istituto Centrale di statistica (Istat).
Tra le questioni sollevate nella lettera che il Governo Renzi ha pubblicato il 30 aprile scorso aprendo la consultazione sulle proposte di riforma della Pubblica Amministrazione due riguardano l’ordinamento delle Camere di Commercio ed il funzionamento del Servizio statistico nazionale, questioni che meritano di essere oggetto di approfondimento.
Le Camere di Commercio sono enti di diritto pubblico di carattere economico che svolgono attualmente in sostanza le seguenti funzioni:
a) Informazione economica ( con la tenuta del Registro delle imprese ed il Registro dei protesti cambiari e con analisi di carattere congiunturale svolte dai loro Uffici Studi;
b) Promozione economica e marketing territoriale, sia in Italia che all’estero;
c) Partecipazione a società di gestione di infrastrutture ( quali aeroporti, interporti, ecc.) e di enti fieristici:
d) Partecipazione al Servizio statistico nazionale tramite gli Uffici Provinciali di Statistica, strettamente collegati all’Istituto Centrale di statistica (Istat).
Il legame delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura con il Ministero dello Sviluppo economico è poi assicurato tramite l’UPICA (Ufficio provinciale Industria,Commercio e Artigianato), il cui direttore è anche Segretario generale della Camera di Commercio.
Il progetto di autoriforma proposto nei giorni scorsi dal presidente di Unioncamere ha una visione del problema molto conservatrice dell’istituto camerale in quanto si limita a proporre qualche accorpamento per le Camere di Commercio maggiormente deficitarie ed addirittura si candida a ricevere parte delle competenze delle Provincie, di cui è prevista l’abolizione in sede di riforma costituzionale.
Anche la proposta di rendere facoltativa per le imprese l‘iscrizione al Registro Imprese contenuta nella lettera del Governo Renzi, oltre ad essere ispirata ad una visione di pura semplificazione amministrativa, può rivelarsi controproducente sotto il profilo della trasparenza dell’informazione economica. Se l’iscrizione al Registro Imprese dovesse essere resa facoltativa verrebbe ad essere depauperato un archivio pubblico che è importante perché tutte le imprese devono esservi comprese con il loro codice fiscale e ciò consente un collegamento stretto con l’Anagrafe Tributaria gestita dall’Agenzia delle Entrate. Il lavoro di digitalizzazione di questo archivio nazionale delle imprese impostato e attuato negli anni ’70 e ’80 dalla Cerved Spa di Padova ( creata da Unioncamere e Centrale dei bilanci di Torino) è stata una delle operazioni più importanti di digitalizzazione di un servizio pubblico di informazione economica, che ancora oggi è tra i più importanti in Europa ed è essenziale come fonte informativa per le verifiche di carattere fiscale. Lungi dall’essere depauperato o smantellato questo archivio pubblico dovrebbe essere ulteriormente implementato con le informazioni relative alle Ditte individuali e alle libere professioni, visto che tali informazioni non vi sono comprese, in quanto l’iscrizione al Registro Imprese è obbligatorio solo per le società di capitali e quelle di persone. Prima di procedere in questa direzione di semplificazione amministrativa si propone pertanto di effettuare il necessario approfondimento della questione coi dirigenti di Unioncamere e di Infocamere Spa ( la società che ha sostituito la Cerved, ora privatizzata).
Il vero problema da affrontare è quello dell’eventuale soppressione del diritto ( o imposta) camerale, che ora le società sono obbligate a pagare annualmente senza ricevere alcun servizio dalle Camere di Commercio e quei pochi servizi informativi che ricevono ( come una visura camerale) sono comunque soggetti a pagamento. La “rivoluzione” da introdurre in questo campo dovrebbe essere di carattere strutturale, trasferendo le competenze svolte a livello nazionale da Unioncamere e società partecipate al Ministero dello Sviluppo economico e trasformando le Camere di Commercio di livello locale in Agenzie di promozione economica delle Regioni, ponendo fine in questo modo alle molte duplicazioni attualmente esistenti a livello regionale, sia nel campo del marketing territoriale sia nel campo dell’analisi economica, sia di carattere congiunturale che di medio periodo, utile per la programmazione economica regionale.
La seconda questione che merita un approfondimento si collega a queste problematiche e concerne i vari livelli del Servizio statistico nazionale. Attualmente esso è strutturato su quattro livelli: quello nazionale ( gestito direttamente dall’Istat), quello regionale (gestito in parte dall’Istat tramite propri uffici regionali e in parte presso le Regioni con i loro Uffici Studi e Statistica), quello provinciale ( operante presso le Camere di Commercio con gli Uffici provinciali di statistica) ed infine quello comunale, gestito dai Comuni ( in particolare con i servizi demografici o con propri Uffici Statistica presso i Comuni di grandi dimensioni, interessati dalle periodiche rilevazioni statistiche dei prezzi e delle forze di lavoro. Fermo restando le funzioni svolte a livello nazionale dall’Istat e quelle locali svolte dai Comuni, anche in questo caso una riorganizzazione del Servizio statistico nazionale potrebbe prevedere l’unificazione degli Uffici regionali Istat presso le Regioni con un accorpamento con quelli già operanti presso le Regioni ( e non la loro soppressione come invece indicato nella lettera del Governo Renzi) e pure l’incorporazione presso le Regioni degli Uffici provinciali di statistica attualmente operanti presso le Camere di Commercio. In questo modo il Servizio statistico nazionale acquisirebbe i caratteri di una maggiore unitarietà e fornirebbe un supporto conoscitivo di maggiore consistenza all’attività delle Regioni. (Onorio Zappi)
