Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 26 febbraio scorso ha impugnato di fronte alla Corte costituzionale la L.R. del Veneto n. 50 del 28.12.2012. Si tratta di una impugnativa molto intrigante in quanto non più assunta a tutela delle proprie competenze in materia di concorrenza, ma in quanto vengono richiamate le proprie competenze in materia di ambiente e paesaggio. I profili di incostituzionalità che vengono presi in esame quali oggetto della controversia tra Stato e Regione Veneto sono due. Il primo motivo di impugnativa riguarda gli articoli 17, 18 e 19 della L.R. n. 50/2012 che regolano rispettivamente gli esercizi di vicinato, le medie strutture di vendita e le grandi strutture di vendita prevedendo che lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) sia responsabile dell’autorizzazione relativa ad apertura, ampliamento o riduzione di superficie, mutamento del settore merceologico, trasferimento di sede, sub ingresso degli esercizi di vicinato e delle medie strutture con superficie di vendita non superiore a 1.500 mq, nonché, di quella relativa ad apertura, ampliamento di superficie, trasferimento di sede, trasformazione di tipologia delle grandi strutture di vendita, senza far riferimento alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Nella sua impugnativa il Governo ritiene fuori discussione che le varianti conseguenti a procedura di SUAP e afferenti a strutture di vendita debbano essere sottoposte a verifica di assoggettabilità a VAS e che pertanto la disciplina regionale contrasta con la disciplina statale sulla VAS, adottata dallo Stato nell’esercizio della propria competenza legislativa esclusiva in materia di tutela dell’ambiente ed ecosistema ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. In secondo luogo viene impugnato per illegittimità costituzionale l’art. 22 (Requisiti ambientali e viabilistici),comma 1, della citata L.R. che stabilisce che: ” Alle grandi strutture di vendita si applica la vigente disciplina di cui alla legge regionale 26 marzo 1999, n. 10 “Disciplina dei contenuti e delle procedure di valutazione ambientale” e successive modificazioni e al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” e successive modificazioni, nel rispetto dei principi di semplificazione e unitarietà dei procedimenti, con riferimento alle seguenti tipologie progettuali: a) grandi strutture aventi superficie di vendita superiore a 8.000 metri quadrati, assoggettate alla valutazione di impatto ambientale (VIA); b) grandi strutture aventi superficie di vendita compresa tra 2.501 e 8.000 metri quadrati, assoggettate alla procedura di verifica o screening.” Tale norma, secondo il Governo,risulta essere in palese difformità con quanto stabilito dal D. Lgs. n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni, Allegato IV, punto 7.b, in quanto limita l’applicazione della normativa sulla VIA alle grandi strutture aventi superficie di vendita compresa, rispettivamente, tra 2.501 e 8.000 metri quadrati (assoggettate alla procedura di verifica di assoggettabilità a VIA o screening) e superiori a 8.000 metri quadrati (assoggettate alla procedura di valutazione di impatto ambientale propriamente detta VIA). In tal modo, secondo il Governo, restano immotivatamente escluse dalla applicazione persino della semplice procedura di verifica di assoggettabilità a VIA o screening tutte, e in modo indistinto, le strutture di vendita superiori a 150 e fino a 2.500 mq. nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti, e superiori a 250 e fino a 2.500 mq nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti. Pertanto secondo il Governo la disposizione regionale opera una illegittima restrizione del campo di applicazione della disciplina della valutazione di impatto ambientale. In definitiva, la norma regionale in oggetto, dettando disposizioni difformi dalla normativa statale vigente, presenta profili di illegittimità con riferimento all’art. 117, comma 2, lett. s) della Costituzione, ai sensi del quale lo Stato ha competenza legislativa esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Sotto l’aspetto delle prerogative statali in materia di tutela del paesaggio viene impugnato l’art. 26 della citata L.R., il quale, disciplinando gli interventi edilizi relativi alle strutture di vendita a rilevanza regionale, stabilisce che tali interventi “sono soggetti ad un accordo di programma ai sensi dell’articolo 34 del decreto legislativo n. 267 del 2000, anche in variante .. ai piani territoriali… “, prevedendo, così, la possibilità che l’accordo di programma determini deroghe ulteriori rispetto alle varianti agli strumenti urbanistici contemplate dal richiamato articolo del decreto legislativo n. 267 del 2000. La disposizione regionale, stabilendo che l’accordo di programma possa derogare ai piani territoriali, che, come noto, comprendono anche i piani paesaggistici, manifesta evidenti elementi di incostituzionalità, contrastando con l’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, che assegna alla competenza esclusiva statale la materia della tutela del paesaggio, nonché con gli articoli 135 e 143 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che costituiscono espressione della potestà legislativa esclusiva statale nella materia della tutela del paesaggio, in base ai quali le modifiche e le eventuali deroghe alla pianificazione paesaggistica vigente possono essere introdotte esclusivamente mediante una nuova pianificazione paesistica conforme ai contenuti regolatori stabiliti dal Codice e dettata con l’intesa dello Stato (almeno per quanto riguarda le aree sottoposte a vincolo paesaggistico). Per questi motivi la legge regionale del Veneto, conclude il Governo, deve essere impugnata ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione. Si tratta come si vede di aspetti importanti della pianificazione territoriale degli insediamenti commerciali, per cui sarà molto interessante vedere quale sarà il pronunciamento della Corte costituzionale. Le motivazioni addotte nell’impugnativa del Consiglio dei Ministri sono peraltro coerenti con le posizioni assunte dal Governo Monti, ed in particolare dal suo Ministro dell’agricoltura, per combattere la cementificazione dei suoli agricoli, per cui vanno nella direzione di contrastare l’ulteriore proliferazione di grandi insediamenti commerciali extraurbani, favorendo al contrario i processi di riqualificazione e riuso delle aree urbane periferiche in stato di degrado. Sotto questo aspetto la sentenza della Corte costituzionale su questa vicenda potrà influenzare anche le normative di altre Regioni. (o.z.)