Nella vicenda sorta da un ricorso che interessava il Comune di Merano e la Provincia di Bolzano, la sentenza del Consiglio di Stato si é pronunciata nel modo che segue: “In via preliminare è necessario stabilire quale sia il rapporto esistente tra la disciplina del commercio e quella urbanistica. Le prescrizioni contenute nei piani urbanistici, rispondendo all’esigenza di assicurare un ordinato assetto del territorio, possono porre limiti agli insediamenti degli esercizi commerciali e dunque alla libertà di iniziativa economica. La diversità degli interessi pubblici tutelati impedisce di attribuire in astratto prevalenza, come sostenuto dagli appellanti, al piano commerciale rispetto al piano urbanistico. La giurisprudenza amministrativa, sia pur con riguardo a fattispecie diverse da quella in esame, ha più volte affermato questo principio (Cons. Stato, sez. V, 28 maggio 2009, n. 3262; Id., sez. IV, 5 agosto 2005 , n. 419). Chiarito ciò, occorre, adesso, valutare come sia stato, nell’ambito della Provincia di Bolzano all’epoca dell’adozione degli atti impugnati, costruito il rapporto tra la pianificazione del commercio e la pianificazione urbanistica. La legge provinciale 24 ottobre 1978, n. 68 (Disciplina del commercio), vigente ratione temporis, ha disciplinato il piano comunale di adeguamento della rete di vendita. In particolare, l’art. 11 ha stabilito che il predetto piano dovrà determinare «le norme che regolano l’insediamento di attività commerciali da inserirsi nei piani urbanistici». Alla luce di tale normativa risulta, pertanto, contrariamente a quanto affermato dagli appellanti, che è stata prevista una norma di coordinamento tra la pianificazione commerciale e quella urbanistica. Ma anche a volere ritenere che la disciplina del commercio richiamata non impedisse, al momento della sua adozione, lo svolgimento della vendita al dettaglio nella zona ove l’attività è stata trasferita nondimeno la successiva disciplina urbanistica, di seguito riportata, ha chiaramente vietato che detta attività potesse, all’epoca dell’adozione degli atti impugnati, essere autorizzata. Il piano urbanistico comunale del Comune di Merano, approvato con deliberazione della Giunta provinciale 24 agosto 1981, n. 4701, ha, infatti, incluso l’area ove si svolge l’attività degli appellanti nell’ambito della zona «artigianale, piccola industria e commercio» destinandola prevalentemente ad insediamenti produttivi. Con deliberazione della giunta comunale dell’11 settembre 1985 n. 1440 l’area in esame è stata assoggettata, ai sensi dell’art. 35 della legge provinciale n. 15 del 1972, al predetto vincolo d’uso che, prevede la medesima disposizione, «rimane in vigore fino al cambiamento della destinazione urbanistica della zona del piano urbanistico comunale». L’art. 45, comma 10, del decreto del Presidente della Giunta provinciale 26 ottobre 1993, n. 38 (Approvazione del testo unico delle leggi provinciali in materia urbanistica), vigente all’epoca dell’adozione degli atti impugnati, stabilisce che nelle predette zone è ammesso il rilascio dell’autorizzazione amministrativa per il commercio al dettaglio solo in funzione della prevalente attività commerciale o industriale e limitatamente agli articoli della gamma merceologica strettamente legati all’attività principale. Per le aziende di commercio all’ingrosso le autorizzazioni amministrative per il commercio al dettaglio sono ammissibili solamente per combustibili, materiali edili, prodotti per l’esercizio dell’agricoltura, automobili, macchine utensili e mobili. Alla luce di quanto sin qui esposto, deve, pertanto, ritenersi che la disciplina urbanistica dell’area in esame vietava che in essa si potesse svolgere l’attività di commercio al dettaglio. In definitiva, l’amministrazione provinciale ha agito nel rispetto della normativa che – al momento dell’adozione degli atti impugnati incluso quello che ha revocato l’autorizzazione all’ampliamento della superficie di vendita – disciplinava l’esercizio del potere nel settore in questione. Quanto esposto non esclude ovviamente che il legislatore, nel rispetto delle competenze costituzionalmente previste, possa adottare una legge che operi un diverso bilanciamento degli interessi e attribuisca maggiore rilevanza all’esigenza di assicurare la libertà economica connessa all’esercizio dell’attività commerciale. In questa direzione si muove la recente legge provinciale del 16 marzo 2012 n. 7 – non applicabile nella specie – con cui è stato liberalizzato il commercio al dettaglio nella Provincia di Bolzano (art. 1). Per quanto attiene specificamente lo svolgimento di tale attività nelle zone produttive si è previsto che «stante la scarsità di aree idonee all’esercizio di attività produttive e di commercio all’ingrosso e in considerazione del prevalente interesse generale di salvaguardia delle esigenze dell’ambiente urbano, della pianificazione ambientale e del traffico, e di quelle culturali e sociali, finalizzato all’integrazione del commercio al dettaglio nelle zone residenziali, il commercio al dettaglio nelle zone produttive è ammesso solo quale eccezione nei casi» che vengono specificamente indicati”.