Travolti da una crisi che non passa mai e che anzi fa sempre più sentire le sue conseguenze tragiche sulle persone e sulle imprese, ci capita ogni tanto di assistere a realtà imprenditoriali che non solo continuano ad operare con successo, ma soprattutto prosperino, nonostante la bufera. Nell’aprile scorso Conad Sicilia ha festeggiato i suoi 40 anni di vita. E’un gruppo che, pur non nascendo e operando in una zona periferica dell’Italia e perfino dell’isola dell’isola com’è quella di Modica e Ragusa, è riuscita comunque a sopravvivere e a svilupparsi. Nel 2012, infatti, la rete del gruppo distributivo cooperativo, che opera solo nella parte orientale della regione, è riuscito a realizzare vendite per 298 mio di euro (+13% nei confronti dell’anno precedente), raggiungendo la quota del 10% della distribuzione alimentare nella zona in cui è presente. La rete di Conad Sicilia di Modica conta 194 pdv, per una superficie totale di vendita di 84.000 mq (nel 2011 i suoi pdv erano 139, per una superficie di 56.330 mq). Come si vede, siamo  di fronte  non solo a un’ottima tenuta, ma anche a un buon sviluppo, da permettersi perfino di operare anche all’estero (nell’isola di Malta), grazie a un socio maltese che opera con Conad dal 2009 e che ora conta una rete di 8 pdv (7.620 mq di superficie di vendita totale). In realtà anche il 2012 è stato un anno di forte sviluppo, perché si sono associati al gruppo pdv di vendita provenienti da realtà concorrenti che la crisi ha spinto a scelte strategiche diverse. A marzo sono stati acquistati da Riccardo Radenza di Siracusa, master franchising di Pam, 15 pdv, a cui si sono aggiunti poco dopo 7 pdv del gruppo G78 di Belpasso (Ct) e 21 da Standa/Rewe. Non meraviglia quindi che in un anno il fatturato del grupppo sia passato da 111,4 mio a 148,5, cioè in crescita del 30%. Un gruppo anche solido, se il patrimonio netto è salito a 22,542 mio di euro, +9,6% sull’anno precedente.

Non solo, oggi Conad Sicilia dà un buon contributo all’economia locale sia per l’occupazione diretta (1.700 sono gli addetti impegati nella sua rete e centrale), sia per la produzione locale, da cui il gruppo si è rifornito nel 2012 per 32 mio di euro.

Non è però che la storia del gruppo siciliano sia sempre stata una passeggiata sui petali di rosa. E’vero che nella storia Conad si nota raramente un gruppo del Meridione d’Italia che fin dalla sua nascita inviava metodicamente i suoi responsabili al nord, in modo particolare in Emilia Romagna, terra di cooperazione, per studiare le esperienze dei gruppi già operanti, traendo da essi tutto ciò che poteva essere adattato alla realtà e mentalità della Sicilia sudorientale nell’organizzazione, nella gestione e perfinio della tecnologia, in un continuo scegliere fior da fiore. Del resto nella struttura nazionale di Conad fiducia in quel lontano gruppo non è mai mancata, nonostante i numerosi crolli di gruupi attorno a sé. Anzi divenne ben presto il nucleo di tante aggregazioni, quando era possibile compierle.

Nella sua storia quarantennale non mancarono però anche grandi tensioni, sia interne sia con la struttura nazionale, dovute alle politiche globali di quest’ultima  (la costituzione, per esempio, della cooperativa nazionale grossista Unico per il Mezzogiorno, oppure la concessione del marchio a un gruppo siciliano controllato da Cedi Puglia ). Le “invasione di campo” (quando gruppi confinanti entrano nel territorio assegnato a un altro), si sa, creano immancabilmente nell’associazionismo cooperativo tensioni dolorosissime, a volte insuperabili. A Conad Sicilia procurarono la perdita del 40% dei soci e del fatturato. Ma, come sempre, lo spirito cooperativo e la mediazione delle strutture centrali (consorzio Conad  e associazione Ancd), sono fondamentali per ricomporre le frizioni. Ma se questo vengono superatesi, il rilancio dello sviluppo è assicurato. Successe così anche per Conad Sicilia. Il quale oggi, però, si trova di fronte a un’altra problematica di grosso calibro: realizzare l’unificazione o almeno la collaboriazione sistemica con l’altro gruppo siciliano, Sicilconad Mercurio di Partinico (Pa). Per gli osservatori esterni non ha senso questa divisione, nonostante la bella riuscita attuale di entrambi. Il mercato, la storia e il futuro esigono che si uniscano. Possibile che non esista, anche in Sicilia, la “quadra”, senza che si arrivi troppo tardi? (Italo Mora)