Al seminario indetto da Confcommercio é stato presentato da Mariano Bella, resposabile dell’Ufficio Studi dell’associazione, una interessante relazione sul tema “L’economia e il lavoro dentro la crisi”, della quale vogliamo riportare in questa sede alcuni stralci. Secondo il relatore non possiamo essere ottimisti per i mesi che ci attendono. Meno occupazione, produttività stagnante e pressione fiscale particolarmente elevata implicano minori consumi. Pertanto, siamo costretti a correggere al ribasso le nostre previsioni sul Pil del 2013 (-1,7%); indicavamo -0,8% cinque mesi fa. Rispetto al 2007, picco pre-crisi, la riduzione di prodotto pro-capite reale sarebbe, alla fine di quest’anno, pari al 10,7%. Gli investimenti, per quanto detto, saranno in flessione nè si può ipotizzare un ulteriore incremento della propensione al consumo, giunta ormai al 91,3%. Dunque, in presenza di un reddito calante, la flessione dei consumi nel 2013 potrebbe essere di notevole entità: indichiamo un valore di -2,4% contro la precedente previsione di -0,9. Del resto, una rapida ispezione delle informazioni relative ai primi due mesi di quest’anno, sulla base di attendibili dati di fonte privata, suggerisce che gli acquisti di beni di largo consumo potrebbero essere diminuiti di circa il 4-4,5%. Il nostro ICC (Indice dei consumi), nello scorso mese di gennaio perde quasi un punto percentuale rispetto a dicembre 2012, un calo di inconsueta entità. La fiducia delle famiglie è ai minimi storici, come le immatricolazioni di autovetture a persone fisiche. La fiducia rilevata dall’Istat presso gli imprenditori del commercio è molto inferiore addirittura ai minimi raggiunti nella prima parte del 2009. Le esportazioni, invece, cresceranno moderatamente. Le importazioni si ridurranno. Il contributo del saldo estero è, quindi, positivo, anche grazie all’apporto dei servizi turistici. Sfortunatamente anche durante il dibattito pre-elettorale non si è parlato affatto di servizi e di turismo, ma solo di manifattura, trascurando l’evidenza, non del tutto marginale, che i servizi costituiscono circa il 75% del valore aggiunto nazionale. Mi permetto di ricordare – afferma Mariano Bella – che un caffè consumato in Italia da un americano o la spesa fatta da un tedesco in un nostro supermercato sono tutte esportazioni di servizi che finiscono alla voce “viaggi” della bilancia dei pagamenti: una delle poche voci in cospicuo attivo, ma stranamente trascurate. L’anno prossimo, in assenza di una (improbabile) riforma della nostra organizzazione dello Stato, del fisco e dell’economia in generale, il prodotto lordo tornerebbe a crescere soltanto poco più di un punto percentuale, una quantità insufficiente a fare recuperare al paese quanto perduto nel 2013. La nostra previsione si basa sulla crescita della domanda mondiale, che stimola in qualche misura le nostre esportazioni, nonchè sull’ipotesi di stabilizzazione della pressione fiscale nei paesi che stanno effettuando gli aggiustamenti nell’area dell’euro. L’esiguità della ripresa implicherebbe un miglioramento dei consumi assolutamente marginale, pari allo 0,3%, quindi nullo in termini pro-capite. Con queste valutazioni, la perdita di consumi reali per abitante alla fine del 2014 rispetto al picco del 2007, sarebbe pari al 9,7%, equivalente a una riduzione, ai prezzi del 2012, di circa 1.700 euro pro-capite. Verosimilmente, non ci aspetta più soltanto qualche mese ma almeno un anno di gravi difficoltà. Per molti imprenditori questo significherà la fine dell’avventura. Per molti lavoratori, l’esperienza della disoccupazione. Per tutti gli italiani, una nuova e rilevante perdita di benessere. Per alcuni di loro, l’entrata nella sempre più folta schiera dei poveri in senso assoluto. Questa l’amara conclusione di Mariano Bella.