Il giornale Il Sole 24 Ore, in due articoli pubblicati il 15 e il 17 febbraio 2013, pone sotto osservazione l’ambiguo ruolo svolto da Unicoop Firenze nella vicenda della gestione del Monte Paschi di Siena. Precisiamo subito, a scanso di equivoci, che il problema non attiene alla partecipazione alla gestione del management dell’istituto bancario,attualmente sotto inchiesta da parte delle autorità giudiziarie e di altri organi di controllo (Consob e Banca d’Italia), quanto piuttosto all’opportunità o meno da parte di una cooperativa di consumatori di divenire azionisti di un istituto di credito, distogliendo risorse finanziarie che dovrebbero essere più opportunamente investite nel rinnovo e nell’espansione della propria rete di vendita. Da questo punto di vista l’investimento effettuato nel 2003 da Unicoop Firenze (allorché il Presidente della cooperativaTuriddu Compaini entra nel consiglio di amministrazione dell’istituto) si sta rivelando davvero disastroso. Il problema non sta tanto nella decisione di far transitare gran parte (il 90%) degli incassi della propria rete di vendita (pari a 2,4 miliardi nell’esercizio 2012) tramite conti correnti presso una banca del proprio territorio qual’è il Monte dei Paschi, quanto piuttosto divenire azionisti di in tale banca con una quota significativa del capitale (il 2,7%). Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore nel 2007 Unicoop Firenze aveva iscritto nel proprio bilancio come valore della partecipazione al gruppo senese 467 milioni di euro (pari a 2,52 euro per azione), valore poi svalutato a 189 milioni di euro nel bilancio 2008 ( stimando ogni azione pari a 1,50 euro). Ai valori correnti della Borsa l’autore degli articoli , Giuseppe Oddo, stima in 400 milioni di euro la minusvalenza potenziale della partecipazione di Unicoop Firenze in Monte Paschi. L’autore degli articoli si diffonde poi a descrivere il processo di finanziarizzazione del prestito sociale in operazioni alquanto rischiose, quali l’investimento di 30 milioni di euro in obbligazioni Fresh emesse da Banca of New York, convertibili in azioni Monte Paschi, allorché il valore di tali azioni erano in forte calo, o in altri titoli a lunga scadenza, il cui valore di carico in bilancio dovrebbe essere attentamente valutato. Non è comunque questo aspetto della finanziarizzazione del prestito sociale, purtroppo comune a molte cooperative di consumatori, su cui in questa sede vogliamo focalizzare l’attenzione, quanto piuttosto ritornare sul problema se sia giusto o meno investire ingenti risorse nella partecipazione azionaria ad una banca locale invece che utilizzare tali risorse per lo sviluppo della propria rete di vendita. Nel caso di Unicoop Firenze non era forse più importante intervenire in modo più consistente per sviluppare la propria rete di vendita nella città di Roma, ove è stata portata avanti una timida operazione di acquisizione di una catena locale, che non si è ancora tradotta in una manifesta presenza dell’insegna Coop? L’altro problema che questa vicenda pone è quello relativo alla posizione che su tali operazioni finanziarie viene assunta dalle associazioni sindacali alle quali Unicoop Firenze aderisce: l’Associane nazionale cooperative di consumatori (Ancc) e la Lega delle Cooperative. Probabilmente un maggiore controllo da parte di questi organismi su tali operazioni finanziarie, le cui conseguenze negative sull’immagine del movimento cooperativo nel suo complesso sono evidenti, sarebbe stato opportuno. (onorio zappi)