Il convegno svoltosi a Palazzo Mezzanotte di Milano l’11 dicembre per iniziativa del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (Cncc) è stata l’occasione per una riflessione sull’impatto dell’attuale crisi economica nell’evoluzione dell’industria dei centri commerciali in Italia, in sostanza sul tema “dove siamo e dove andiamo”, e cioè qual’è il nostro futuro. Nell’ambito della tavola rotonda coordinata da Luca Pellegrini uno dei temi centrali è stato il futuro destino degli ipermercati, format distributivo attualmente in crisi, che costringe a ripensare lo stesso concept della tipologia del centro commerciale, in quanto occorre procedere ad un ridimensionamento della sua superficie di vendita per fare spazio a medie strutture specializzate, alla ristorazione ( settore questo in rapida crescita) e al leisure ( cioè alle attrezzature per il tempo libero). Tale ripensamento del concept del centro commerciale incontra però difficoltà sia strutturali di carattere edilizio, sia ostacoli sul piano delle normative commerciali ed urbanistiche. Sul piano strutturale edilizio occorre introdurre tecniche di suddivisione degli spazi di vendita molto più flessibili rispetto al passato. (Occorre inventare l’iper con le rotelle, ha detto scherzosamente Luca Pellegrini). Il tema è stato ripreso da Renato Cavalli di Prassicoop, il quale ha affermato che siamo nel pieno di una crisi epocale, in cui occorre individuare nuove soluzioni sul piano del merchandising mix usando molta fantasia. I gestori di centri commerciali americani per riempire gli spazi commerciali vuoti in periodi di crisi non esitano a metterli a disposizione di organizzazioni del volontariato per periodi temporanei, in quanto comunque in questo modo si alimenta il flusso di visitatori e si mantiene un clima di vivacità del centro. Si tratta quindi di individuare spazi per funzioni sociali ( da porre a disposizione di organizzazioni onlus) o inserire temporaneamente anche abituali operatori ambulanti. Per quanto attiene alle diverse normative regionali occorre puntare quanto meno ad una omogeneizzazione di alcune norme di base che siano valide su tutto il territorio nazionale, una sorta di minimo comun denominatore nazionale che consenta una certa libertà di movimento e di flessibilità nelle operazioni di riconversione degli spazi all’interno del centro commerciale. A tale scopo si è convenuto che la Commissione Normative del Cncc elabori un documento di proposte da inviare ai vari Assessorati al commercio delle Regioni e al loro Coordinamento interregionale. Nel corso del convegno (in particolare durante la tavola rotonda coordinata da Luigi Rubinelli) si è cercato di individuare le aree di positività che in questa situazione di calo dei consumi pur sussistono. A questo proposito Filippo Maffioli di Promos Brescia ha parlato del successo in termini di incremento dell’affluenza della clientela e del giro d’affari riscontrato dai 23 Factory Outlet Center (FOC) di grandi dimensioni (oltre 10.000 mq. di Gla) esistenti in Italia, ormai presenti in tutte le regioni del territorio nazionale. Roberto Folgori di Dedem Automatica dal canto suo ha ricordato il nuovo ruolo che stanno assumendo le aree destinate al leisure, cioè alle attrezzature per il tempo libero, sia nella modalità di insediamento a fianco del classico centro commerciale ( con dimensioni fino a 2.000 mq. di Gla, di cui si contano 5 realizzazioni), sia nella forma di veri e propri centri di entertainment ( con una Gla di 10.000 mq), quale si sta attualmente progettando a Parma. Del ruolo sempre più importante assunto dalla ristorazione nell’ambito dei centri commerciali ha parlato Rossella Antelmi, di Pans & Company Italia, appartenente al gruppo spagnolo The EatOut Group, presente in Europa con 700 locali, di il 70% all’interno di centri commerciali. Il segreto del successo è in questo caso rappresentato dal carattere di “meditteraneità” del format adottato e dalla varietà dell’offerta gastronomica, articolata su 22 prodotti. A ricordare il difficile equilibrio tra interessi contrastanti da raggiungere nella gestione di un centro commerciale è stata Esmeralda Cappellini di CBRE , che ha evidenziato i limiti che incontra l’industria dei centri commerciali in Italia: localizzazioni non sempre ottimali, investitori che registrano livelli di redditività decrescenti, presenza di commercianti che intendere spendere sempre meno nella comune gestione dei centri. Si è così di fronte a budget di promozione del centro con risorse sempre più scarse, che si cerca di ottimizzare con il coinvolgimento di tutti i partner (commercianti, fornitori e gestori). Sulla ricerca della autenticità e della unicità dei progetti dei nuovi centri commerciali abbandonando la tendenza alla prevalente standardizzazione dei concept si sono invece intrattenuti Fabio Porreca di SVICOM (che ha portato case history stranieri, in particolare inglesi) e Carlo Meo di Marketing & Trade, il quale, anche alla luce di alcune esperienze che sta conducendo in Ucraina e in Brasile, ha sottolineato l’esigenza principale dell’identità del concept del centro commerciale. In conclusione si è trattato di un convegno che ha recato notevoli spunti di riflessione sulle azioni da intraprendere per superare l’attuale difficile momento di crisi. (o.z.)