E ben venga la crisi se aiuta a far cadere le strutture labili del pensiero e dell’economia per ricentrarsi su quelle portanti. Prova ne è il convegno del Consiglio nazionale dei centri commerciali (Cncc) tenutosi nell’ambito della fiera EIRE di Milano il 6 giugno scorso. Apparentemente il convegno non ha mostrato affatto un cambiamento radicale della cultura degli operatori e tanto meno (anzi niente) della normativa per la realizzazione dei grandi luoghi del commercio, come sono appunto i centri commerciali, i factory outlet center e i parchi commerciali, materia specifica e storica del Cncc. C’è stato piuttosto un acceleramento della presa di coscienza che qualcosa di profondo sta squotendo, “grazie alla crisi”, l’attività del loro sviluppo e della loro gestione: un ritorno alla natura strutturante del commercio e quindi della funzione base dei suoi luoghi. Cade definitamente l’idea antropologica augeriana del centro commerciale come non luogo, per riconvertirsi nel luogo dove persone di qualunque età e ceto (si diceva una volta) s’incontrano per soddisfare bisogni essenziale della loro esistenza: il cibo, la cura e la difesa del proprio corpo, la cura della propria abitazione, lo sviluppo della persona e il rapporto con gli altri. Anzi è appunto quest’ultima caratteristica che rende possibile gli altri tre. E’ un luogo comune, un superluogo che oggi rendono più semplici e più funzionali i rapporti fra le persone che da sempre avvenivano nelle piazze e nelle vie della città. E’come dire che è la frequentazione, e cioè le persone, che creano il luogo commerciale. Anzi oggi si fa strada la convinzione che “ormai i centri commerciali non sono più luoghi ideali di convivenza”. Un grande cambiamento culturale, non c’è che dire. Ecco perché da un quinquennio ormai il Cncc trova del tutto naturale che ci si occupi anche della città e del suo commercio, non solo per il fatto che senza città i centri commerciali posti nella cerchia extraurbana perderebbero senso e attrazione, ma soprattutto perché è assodata la convinzione che ovunque si trovi una qualunque forma di commercio là si esercita la medesima professione dello scambio di beni fra persone che lo frequentano. Al concetto di concorrenza orizzontale fra le forme e le tipologie distributive fa capolino ora la complementarietà dei luoghi. Certo oggi Cncc parla di rapporto con la città in generale (soprattutto di prima, seconda e perfino terza periferia) e non ancora specificatamente di centro città e/o centro storico perché il suo know how caratteristico è nato per realizzare grandi strutture gestibili autonomamente come un vero e proprio organismo a se stante, bisognoso di spazi ampi, autonomi e idealmente senza condizione architettonica. Ma la storia del mondo, che è un continuo grande pendolo, richiede grandi cambiamenti anche in questa classica concezione, soprattutto ora che il mito dell’automobile mostra screpolature e il risparmio del tempo è meno cogente. Non è che il convegno all’EIRE getti via ogni esperienza passata. Ne amplia anzi l’applicazione oltre i suoi luoghi classici, caratterizzando il luogo commerciale come tassello di spazio pubblico, da cui può attingere la qualità e, nello stesso tempo, partecipare alla sua qualificazione, in reciprocità continua. Prova ne è Coin Excelsior di Corso Vittorio Emanuele a Milano, esperienza di recupero urbanistico che più centrale di così nella città di Milano non c’è. Si tratta dello svuotamento di un cinema-teatro, per ricavarne un “aggregato” commerciale su 5 piani (di cui 2 nel sottosuolo) di 5.000 mq di gla di prodotti di lusso food e non-food, curato dall’architetto Jean Nouvel per Head of Business Unit Portfolio Retail: un inserimento che valorizza l’organismo urbano in cui opera e che risponde alla domanda dei cittadini milanesi. Diversa invece è la prospettiva del progetto Caserta Spedizione di ArcoRetail per l’ex area industriale di Saint Gobain, alle porte est di Caserta. Qui l’ambiente commerciale è diverso, anche se la posizione è quella classica rispetto alla città. Su un’area di 56.000 mq dove sorgeva lo stabilimento di Saing Gobain verrà costruita una struttura polifunzionale di due piani, comprendente un centro commerciale di 32.554 mq di gla, un hotel, un multisala, un centro congressi, uffici pubblici ecc. Questo luogo vuole rispondere ad esigenze importanti di una città, fra cui quella commerciale è solo una delle tante. Per questo quest’ultima non sarà standardizzata (cioè indifferente all’ambiente urbano), ma complementare. Per questo non sarà direttamente concorrenziale al centro commerciale Campania di Marcanise con il suo outlet a fianco, posti a 8 km di distanza e alla parte opposta della città. Complementare anche per i paesi che la congiungono a Napoli, perché focalizzata sul consumatore “cittadino”, più evoluto, più acculturato, più flessibile, più impegnato socialmente, più propenso agli acquisti via internet, più rispettoso dell’ambiente, più anziano, ecc. Per questo più che centro commerciale modulato su box sarà un distretto urbano di svago, di lavoro e d’incontro, luogo aperto, ricco di spazi verdi e di negozi plurimarca tipici del tessuto urbano ecc. Anche il terzo esempio di realizzazione presentato al convegno, il centro commerciale Le Terrazze aperto il 21 marzo scorso a La Spezia per opera di Sonae Sierra é frutto della riqualificazione di un complesso industriale dismesso. Anch’esso ha la città come punto di riferimento. Non tanto per sfruttarne i flussi (ne possiede già per conto suo quanto basta, posta com’è vicinissima al centro storico), ma per convogliarli alla città. Sul recupero di un’area pesantemente inquinata da idrocarburi è stato realizzato, senza strappi, un luogo d’incontro che si appropria della storia locale e fa propria la caratteristica del paesaggio, mare compreso, caratterizzandosi con un mix gradevole di tradizione e modernità “Perché – chiosa Pietro Malaspina, presidente di Cncc – non c’è nessun motivo per opporre centro città e centro commerciale”. Senza che la redditività di quest’ultimo ne scapiti, naturalmente. Purtroppo in Italia manca una legge quadro che ne delinei i grandi parametri. Per questo risulta quanto mai difficile integrarsi con le strutture esistenti, in un unicum relazionale. (Italo Mora)